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Com’è la nuova etichetta dei cosmetici

2 Lug , 2013,
Valentina Caruso
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Ingredienti, data di scadenza, sperimentazioni animali e dichiarazioni pubblicitarie: come cambia l'etichetta dei cosmetici

A partire dall’11 luglio 2013, con l’entrata in vigore del nuovo Regolamento europeo, i cosmetici immessi sul mercato UE dovranno rispettare una serie di criteri comuni, etichetta compresa. Il Regolamento 1223/2009, articolo 19, Capo VI, stabilisce che il contenitore a diretto contatto con il prodotto cosmetico e l’imballaggio secondario riportino alcune indicazioni obbligatorie. In particolare, in etichetta devono essere indicati:

  • nome o ragione sociale e sede legale del produttore o del responsabile dell’immissione sul mercato del prodotto cosmetico;
  • contenuto al momento del confezionamento (ovvero la quantità di prodotto presente);
  • numero del lotto di fabbricazione;
  • data di scadenza (se inferiore a 30 mesi) o durata dal momento dell’apertura;
  • paese di origine per i prodotti fabbricati al di fuori dell’UE;
  • funzione del prodotto;
  • eventuali precauzioni particolari per l’uso;
  • elenco degli ingredienti in ordine decrescente di peso al momento dell’incorporazione;

I caratteri con cui viene stampata l'etichetta devono essere indelebili, facilmente visibili e leggibili.

Le sostanze presenti in concentrazione inferiore all’1% possono essere elencate in ordine sparso, mentre i nanomateriali vanno indicati in elenco seguiti dalla dicitura “nano”.

Per quanto riguarda le sostanze tossiche o pericolose va esplicitata anche la quantità.

INGREDIENTI: cosa non va scritto in etichetta

Non sono considerati ingredienti – e quindi non vanno elencati in etichetta – le impurezze, le sostanze tecniche sussidiarie utilizzate nella miscela ma assenti nel prodotto finito, i solventi e i veicoli dei profumi. I composti odoranti e aromatizzanti possono essere indicati con il nome generico di "profumo" o "aroma", a meno che non abbiano potenziale allergizzante.

DATA DI SCADENZA

La data di scadenza deve essere esplicitata in modo chiaro e deve riportare il mese e l’anno oppure il giorno, il mese e l’anno. Quando necessario bisogna specificare quali sono le condizioni di conservazione da rispettare per garantire la durata indicata. Per i prodotti che hanno una scadenza superiore a 30 mesi non è obbligatorio scrivere una durata minima: in questo caso va invece segnalato il PAO (Period After Opening), ovvero il periodo di tempo in cui il prodotto, una volta aperto, può essere utilizzato senza effetti nocivi per il consumatore. Il PAO non va precisato per i monodose, per i prodotti non contaminabili e sigillati e per quei prodotti che, anche se deteriorati, non costituiscono un rischio per il consumatore. Il PAO quindi è obbligatorio solo quando il deterioramento può portare un danno al consumatore. L’alterazione del cosmetico può essere legata a inquinamento microbiologico o chimico-fisico. Per fare un esempio, il deterioramento del filtro UV di una crema solare può portare un danno al consumatore legato al pericolo di riduzione della sua efficacia.

NON TESTATO SUGLI ANIMALI

Il produttore o il responsabile dell'immissione del prodotto cosmetico sul mercato possono specificare che il prodotto è stato sviluppato senza far ricorso alla sperimentazione animale solo se il fabbricante e i suoi fornitori non hanno effettuato test sugli animali né del prodotto finito, né del suo prototipo e di tutti i suoi ingredienti. Questa informazione può essere riportata sulla confezione del prodotto, sul foglio di istruzioni, in etichetta o su una fascia appositamente creata.

LINGUA E PUBBLICITÀ

La lingua nella quale vanno scritte le informazioni è determinata dalla normativa dello Stato membro in cui il prodotto viene commercializzato.

È vietato utilizzare diciture, denominazioni, marchi o segni figurativi che suggeriscano funzioni o caratteristiche che i prodotti non hanno. La Comunità Europea ha previsto un elenco di criteri comuni per pubblicizzare i prodotti cosmetici. Entro l’11 luglio 2016 la Commissione europea dovrà presentare al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione dettagliata sull’uso delle dichiarazioni pubblicitarie in relazione ai criteri comuni individuati. Se alcune dichiarazioni non saranno adeguate, verranno adottate misure per assicurarne la conformità, in cooperazione con gli Stati membri.

La nuova figura della Persona Responsabile: le 3 cose da sapere

1 Giu , 2013,
Valentina Caruso
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Il Regolamento 1223/2009 pone le aziende cosmetiche di fronte all’importante scelta di affidare o meno a terzi l’incarico di Persona Responsabile

Una delle novità più importanti del nuovo Regolamento 1223/2009 in materia di sicurezza dei cosmetici è la definizione della Persona Responsabile del prodotto, da individuare all’interno dell’UE. La sua nomina è condizione necessaria per l’immissione nel mercato di prodotti cosmetici. Questo soggetto, fisico o giuridico, diventa l’unico o comunque il principale responsabile del prodotto immesso sul mercato, a livello tecnico e sanitario.

1) Chi può essere la Persona Responsabile

La Persona Responsabile, fisica o giuridica che sia, deve possedere i seguenti requisiti:

  • essere registrata e collocata all’interno della Comunità Europea
  • avere un mandato scritto che dichiari il suo ruolo
  • essere in una posizione che garantisca alle autorità libero accesso ai PIF, i file informativi sul prodotto

La legge specifica chiaramente chi può essere incaricato come persona responsabile, individuando quattro diverse figure:

  • il produttore, cioè chi fabbrica o chi si avvale di un fornitore a cui demanda in outsourcing l’intera produzione e confezionamento del prodotto, sul quale applica poi il proprio marchio
  • l’importatore, cioè il soggetto che importa da paesi al di fuori dell’UE
  • il distributore, cioè la persona fisica o giuridica diversa dal fabbricante e dall’importatore, solo se immette il prodotto sul mercato apportando modifiche sostanziali, che potrebbero rendere il prodotto non più conforme alle regole di sicurezza
  • una persona fisica o giuridica esterna, incaricata con mandato scritto dal fabbricante, dall’importatore o dal distributore.

Nome (o ragione sociale) e indirizzo della Persona Responsabile andranno indicati in etichetta, sulla confezione dei prodotti.

2) Quali sono i principali compiti della Persona Responsabile

La Persona Responsabile, una volta assunto l’incarico, ha l’obbligo di realizzare e gestire tutta la documentazione relativa alla sicurezza del prodotto. Deve quindi redigere, aggiornare e conservare all’indirizzo indicato in etichetta questo materiale:

  • Documentazione Informativa
  • Relazione di Sicurezza
  • Valutazione di sicurezza

La Persona Responsabile deve organizzare e gestire la cosmetovigilanza e ha l’obbligo di riferire alle Autorità Sanitarie qualunque effetto indesiderato del prodotto. Inoltre è tenuta a garantire la tracciabilità dei prodotti di cui è responsabile. Per questo motivo deve poter identificare i distributori ai quali fornisce il prodotto per un periodo pari a 3 anni dalla data in cui ciascun lotto viene introdotto nella catena di distribuzione. Infine, in caso di non conformità di un prodotto, la Persona Responsabile, supportata dalle Autorità Sanitarie, deve fare in modo che vengano adottati tutti i provvedimenti per renderlo conforme, ritirarlo dal mercato o richiamarlo in tutti gli Stati UE.

3) Come scegliere la Persona Responsabile

La possibilità di individuare un responsabile esterno che non sia necessariamente coinvolto nei processi di produzione, distribuzione e importazione è la grossa novità del nuovo Regolamento. Questa procedura mette le aziende cosmetiche di fronte a una scelta importante: va presa in considerazione l’opportunità di affidarsi a società di consulenza specializzate, alle quali demandare l’incarico di Persona Responsabile.

Assumere l’incarico di soggetto responsabile di più prodotti può diventare un lavoro a tempo pieno, inoltre un produttore o un importatore potrebbero non avere le competenze necessarie per districarsi tra le normative e valutare con la necessaria completezza gli aspetti tecnici e di sicurezza richiesti dall’UE. Si tratta di una grossa responsabilità.

Se il produttore, il distributore o l’importatore decidono di prendere su di sé questo incarico, una buona soluzione intermedia può essere quella di farsi affiancare da un consulente esterno specializzato, in grado di seguire passo-passo la Persona Responsabile nei suoi compiti ed evitarle di incorrere in pesanti sanzioni.

Affidare a terzi il ruolo di Persona Responsabile rappresenta indubbiamente un costo aggiuntivo non indifferente, soprattutto per le piccole e medie imprese, ma vanno attentamente valutati i benefici in termini di risparmio di tempo e gestione in sicurezza e legalità della commercializzazione dei prodotti.